C’è qualcosa di antico e romantico nei playoff. Non contano davvero le gerarchie, né i ranking, né la logica. Contano i nervi, i dettagli, e soprattutto gli uomini. E in questo senso, la sfida tra Italia e Bosnia promette esattamente tutto ciò.
La Bosnia arriva alla finale trascinata da un simbolo senza tempo: Edin Džeko. Quarant’anni e non sentirli, verrebbe da dire. Ma qui non è solo questione di condizione fisica. È questione di istinto, di lettura, di presenza. Quando la partita contro il Galles sembrava scivolare via, è stato lui a rimetterla in piedi, con un colpo di testa che è insieme gesto tecnico e dichiarazione d’identità. Poi, nei supplementari e ai rigori, la Bosnia ha fatto quello che sanno fare le squadre dure: restare viva.
E non è solo Džeko. Attorno a lui si muove una squadra ibrida, fatta di giovani ancora acerbi ma talentuosi come Benjamin Tahirović e soprattutto il giovanissimo Kerim Alajbegović, capace di entrare a partita in corso e cambiare l’inerzia con una naturalezza disarmante. Il suo rigore decisivo, in un ambiente ostile, racconta più di mille parole: personalità pura.
Dall’altra parte c’è un’Italia che ha appena attraversato una piccola tempesta emotiva. Contro l’Irlanda del Nord, gli Azzurri hanno vissuto due partite in una. Nel primo tempo: bloccati, prevedibili, quasi paralizzati dalla posta in palio. Nel secondo, invece, una squadra diversa: più veloce, più libera, più vera. A suonare la sveglia ci ha pensato Sandro Tonali, con un gol che ha rotto l’equilibrio e, forse, anche la paura. Poi Moise Kean ha chiuso i conti, con una rete che sa di liberazione.
In panchina, Gennaro Gattuso incarna perfettamente questo momento: tensione, grinta, reazione. La sua Italia non è ancora fluida, ma ha dimostrato di sapersi accendere. E nei playoff, a volte, basta quello.
La finale di Zenica sarà un’altra storia. Campo caldo, atmosfera incandescente, ritmo spezzato e tanti duelli. La Bosnia proverà a portarla sul piano fisico ed emotivo, a trascinarla in una battaglia lunga, magari fino ai supplementari. L’Italia, invece, dovrà imporre qualità e ritmo, evitando di cadere nella trappola della frenesia.
Il punto, alla fine, è tutto qui: gestione delle emozioni. Perché tecnicamente gli Azzurri sono superiori, ma la Bosnia ha dimostrato di saper stare dentro le partite come poche altre.
E allora prepariamoci. Non sarà una partita bella, probabilmente. Ma sarà una partita vera. E nei playoff, è esattamente quello che conta.

