Alla Dacia Arena è andata in scena una delle finali più assurde degli ultimi anni. Il Tottenham aveva praticamente già la Supercoppa in tasca: avanti 2-0 con le firme di Van de Ven e Romero, squadra compatta, piani tattici perfetti e un Psg spaesato. Ma nel calcio, si sa, mollare anche solo un attimo può costare carissimo.
Luis Enrique aveva sorpreso tutti lasciando Donnarumma in panchina per puntare su Chevalier, portiere “profilo diverso” — ottimo coi piedi, meno quando si tratta di tuffarsi. E infatti, il secondo gol inglese nasce da una sua goffa smanacciata su colpo di testa di Romero. Prima, l’1-0 di Van de Ven era arrivato dopo un’azione da playbook: punizione rapida di Vicario, torre di Romero, traversa di Palhinha e tap-in vincente.
Il Tottenham dominava. Kudus era una furia imprendibile, Sarr un motorino inesauribile, Richarlison sempre pronto a farsi trovare. Gli Spurs controllano, ma sbagliano un dettaglio: credono che la partita sia finita.
Al 40’ della ripresa entra Lee, seguito da Fabian e Ramos: Luis Enrique ridisegna il Psg in un 4-3-3 più semplice e diretto. E la musica cambia. Lee pesca il jolly da fuori area, Ramos — da vero numero 9 — insacca il 2-2 al 49’. Spurs in ginocchio.
Si va ai rigori. Donnarumma, uno dei migliori para-rigori al mondo, è ancora in panchina; Chevalier si limita a respingere il tiro di Van de Ven. Tel sbaglia, Vitinha pure, mentre i francesi non tremano: Ramos, Dembélé, Lee e Mendes vanno a segno. Finisce 4-3 per il Psg, coppa in bacheca e rimonta da raccontare.
Per i parigini, una vittoria di carattere più che di gioco: per oltre un’ora hanno sbagliato approccio, scelte e ritmo. Ma l’orgoglio ha fatto la differenza. Il Tottenham, invece, lascia Udine con l’amaro in bocca: poteva essere il primo trofeo internazionale dell’era Postecoglou, invece resta solo la sensazione di essere una squadra in crescita. Con il rientro imminente di Kulusevski, Maddison e Dragusin, gli Spurs promettono battaglia in Premier… e magari un’altra occasione di vendetta europea.